Zafferano

La Storia

La pianta, originaria dell’Asia Minore, fu impiegata fin dall’antichitá per uso tintorio, farmacologico, cosmetico e gastronomico. I Greci e successivamente i Romani e gli uomini del Medioevo, chiamarono la pianta “croco”. Si deve agli Arabi il mutamento nel corso del Medioevo del nome, da croco a zafferano. La parola deriva dal persiano “safra” (giallo), passato nell’arabo “za’faràn” e quindi nello spagnolo “azafran”. Il giallo si riferisce al colore assunto dagli stimmi dopo la cottura.

La Produzione

Che lo zafferano si producesse in Umbria e quindi anche a Castel della Pieve a partire perlomeno dal sec. XIII é testimoniato dallo Statuto di Perugia del 1279 dove si vietava nell’allora contado di Città della Pieve la semina della pianta da parte dei forestieri. Negli Statuti della Gabella di Castel della Pieve del 1530 compare, tra le altre rubriche, la raccolta di zafferano. Negli Statuti del Danno Dato del 1530, si evince che la produzione di zafferano era molto importante per l’economia della Città. Alla fine degli anni ‘70 l’Agronomo Alberto Viganò impiantó nelle sue proprietá situate nel territorio pievese alcuni bulbi di zafferano provenienti dalla Spagna. Da questa esperienza derivarono in quegli anni altre coltivazioni condotte da alcuni coltivatori pievesi affascinati anch’essi dalla spezia. Nel giugno 2002, con la fattiva collaborazione dell’Amministrazione Comunale di Città della Pieve, della Comunità Montana Monti del Trasimeno e della Facoltà di Agraria di Perugia, affiancate da altri soggetti quali il Gal Trasimeno Orvietano, Slow Food – Condotta Trasimeno e Associazioni di Categoria, nasceva il Consorzio Alberto Viganò “Il Croco di Pietro Perugino – Zafferano di Città della Pieve”.
Il Consorzio è costituito da 30 soci . Lo zafferano è commercializzato esclusivamente in fili per garantire la sua autenticità.

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