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Cattedrale di S. Gervasio e S. Protasio

La prima costruzione risale al sec. VIII d.C. Successivamente viene ricostruita con accenni decorativi di gusto gotico nel sec. XIII

Qui sorgeva l’antica Pieve, chiesa con il fonte battesimale, edificata probabilmente intorno al sec. VIII d.C. La facciata presenta due materiali costruttivi, la pietra arenaria e il laterizio, che indicano diverse fasi d’intervento. La chiesa ha subito continue trasformazioni fino a diventare prima Collegiata e poi Cattedrale nell’anno 1600. I lavori si protraggono durante i secc. XVII-XVIII trovando ispirazione nella Chiesa del Gesù di Roma, tipico esempio della Controriforma: navata unica con grandi cappelle laterali dove viene rievocata, nella ripetizione degli altari, la presenza reale di Cristo durante la Messa negata dal pensiero protestante. L’interno è dipinto a finto marmo secondo una visione illusionistica tipica del Barocco. Si notano soprattutto nella parte absidale riferimenti alle decorazioni della Sala Clementina del Vaticano. Nel 1708 terminavano i lavori degli stucchi condotti dai Fratelli Cremoni. Nel 1738 veniva addossato alla chiesa un elegante campanile.

 

All’interno:

1° Altare, a sinistra - Pietro Perugino, tavola raff. “Il Battesimo di Cristo”, ca. 1510.

Tipica rappresentazione del maestro di Città della Pieve che trova riscontro nella tavola di uguale soggetto del Kunsthistorisches Museum di Vienna e nell’affresco della Nunziatella di Foligno. Si notano gli schemi della prospettiva centrale entro la quale sono disposti i personaggi studiati sugli esempi della statuaria classica.

 

2° Altare, a sinistra - Antonio Circignani detto “Il Pomarancio”, tela raff. “Lo Sposalizio della Vergine”, ca. 1606 (ridipinta nel sec. XVIII).

 

3° Altare, a sinistra - Ambiente di Antonio Circignani, tela raff. “Madonna del Carmine”, prima metà sec. XVII.

 

Abside:

A sinistra, Salvio Savini, tela raff. “Madonna in trono tra i Santi Francesco, Bonaventura e un Servita”, fine sec. XVI.

Al centro, Pietro Perugino, tavola raff. “Madonna in gloria fra i Santi Protettori Gervasio e Protasio con lo stendardo della città e i Santi Pietro e Paolo “, firmata e datata 1514.

La composizione, tutta in primo piano, si caratterizza per i particolari valori cromatici impostati sul rosso e sull’azzurro.

A destra, Giannicola di Paolo, tavola raff. “La Vergine col Bambino fra i Santi Giovanni Battista, Giovanni Evangelista, Pietro Martire e il Beato Giacomo Villa“, ca. 1520.

Pur nella evidente formazione peruginesca dell’artista si possono notare riferimenti a Raffaello nella concezione piramidale della composizione e ad Andrea del Sarto nell’uso dello “sfumato”.

 

Catino Absidale:

Antonio Circignani, affresco raff. “Gloria celeste”, ca. 1598. È quello che resta di più estese decorazioni ad affresco distrutte nell’incendio provocato dal fulmine nel 1783. Al di sotto: coro in noce intagliato nel 1576 da Rasimo Marini della Fratta.

 

1° Altare, a destra - Ambiente del Giambologna, scultura raff. “Gesù Crocefisso”, seconda metà sec. XVI. Il Crocefisso ligneo si rifà al modello in bronzo realizzato dal Giambologna (Jean de Boulogne) per la chiesa fiorentina della SS. Annunziata. L’artista interpreta la lezione plastica di Michelangelo secondo uno stile legato ad un preziosismo formale ravvisabile nell’elegante ed aristocratico allungamento dell’anatomia.

 

2 ° Altare, a destra - Domenico di Paride Alfani, tavola raff. “La Vergine col Bambino, San Martino Vescovo, Santa Maria Maddalena e due Angeli”, 1521.

Anche in questo artista umbro, come in Giannicola di Paolo, si riscontrano riferimenti a Raffaello, soprattutto nel gruppo centrale e ad analoghe composizioni fiorentine di Fra Bartolomeo e di Andrea del Sarto. Sulla sinistra, tomba del poeta seicentesco pievese Francesco Melosio, animatore del circolo culturale di Cristina di Svezia a Roma.

 

Cappella del SS. Sacramento - Sulla volta della cupola affreschi con scene dall’Antico Testamento del pittore umbro Giacinto Boc- canera, firmati e datati 1714. Degli stessi anni sono gli stucchi dei Fratelli Cremoni che operarono anche nella Sacrestia. Di particolare rilievo la tela a sinistra, dipinta da Giacinto Gimignani (pittore pistoiese del sec. XVII) raff. “Il Beato Giacomo Villa portato in gloria dagli Angeli”.

 

Cappella del Rosario - Salvio Savini, tela raff. “Vergine in Trono col Bambino, San Domenico e Santa Caterina da Siena”, ca. 1580. Il Savini evidenzia qui una formazione eclettica che va da Raffaello alle prime esperienze del Manierismo fino alle esigenze di rappresentazione più accostanti e devozionali dettate dal Concilio di Trento. A sinistra della tela, in una nicchia, scultura lignea raffigurante “L’Addolorata”, del sec. XVI. Quest’opera, che esprime il patetismo tipico della devozione popolare, proviene dalla Chiesa di Santa Maria dei Servi: probabilmente faceva parte di un gruppo scultoreo che il Perugino aveva utilizzato nella decorazione della Cappella della Madonna della Stella.

Sulla controfacciata, ai lati dell’organo, affreschi del pittore Annibale Ubertis raffiguranti episodi della vita del Beato Giacomo Villa e di Santa Margherita da Cortona, datati 1895. In Sagrestia: Arredi lignei del sec. XVII e tela raff. “Santi Domenicani in adorazione del Crocefisso”, di Antonio Circignani, dei primi del sec. XVII.

Cattedrale e Torre Civica - foto M. Possieri
Il Perugino - Madonna in Gloria e Santi - foto Comune C. Pieve
Il Perugino - Il Battesimo di Cristo - foto Comune C. Pieve
D. di P. Alfani - La Vergine col Bambino e Santi - Foto Comune C. Pieve
G. di Paolo - Madonna in Gloria e Santi - foto Comune C. Pieve
Cristo Ligneo - foto Comune C. Pieve
Cattedrale e Torre Civica - Foto M. Possieri
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