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Un po' di storia

Una città antica. Il primo nucleo urbano nasce intorno al sec. VII d.C.

Città della Pieve è una città dell’Umbria situata su un colle a 508 m. s.l.m. dominante la Valdichiana e il Lago Trasimeno, al confine tra Umbria e Toscana. La città presenta una delle più ariose visuali dell’Italia centrale: a Sud, il Monte Cimino; a Sud-Est, il Peglia e i Monti Sibillini; a Est, il Montarale, la Valle del Nestore e il Subasio; a Nord, i colli che coronano il Trasimeno e oltre la Valdichiana, il Pratomagno; a Ovest, l’Amiata e più vicino, il Cetona.
Vengono alla mente i paesaggi ideati dal più grande figlio di questa città, Pietro Vannucci detto “Il Perugino”, dove compare il Lago Trasimeno e in lontananza la Valdichiana. Ovviamente, come pittore “ideale”, il Vannucci non rappresenta angolazioni reali, ma è evidente l’ispirazione agli elementi naturali dell’ambiente nativo.
La città presenta il tipico aspetto di centro di confine, nel quale si fondono in modo originale elementi culturali umbri, toscani e laziali.


Nel periodo etrusco-romano l’odierno territorio di Città della Pieve apparteneva a Chiusi. Ne sono testimonianza i numerosi reperti archeologici rinvenuti ai piedi del colle lungo la Valdichiana sparsi oggi in vari musei europei. A Città della Pieve rimane comunque un singolare obelisco etrusco del sec. V a.C., attualmente situato al pianterreno di Palazzo della Corgna.

Il primo nucleo urbano nasce intorno al sec. VII d.C. come postazione fortificata della Tuscia longobarda in avvistamento di Perugia bizantina. Fuori del castrum, situato presso l’odierna via Manni chiamata un tempo non a caso via Lombardia, veniva poi edificata una Pieve, chiesa con funzioni battesimali dedicata ai Santi Gervasio e Protasio, martiri di Milano e quindi della “Longobardia”. La Pieve assolve alla funzione di assorbimento delle ultime “schegge” di paganesimo secondo un procedimento diffuso in tutta la Tuscia: gli individui che entrano nella chiesa per diventare cristiani si riconoscono anche come comunità sul piano civile. Si crea quindi un borgo intorno alla Pieve che verso il sec. XI viene compreso all’interno di una cinta muraria: si forma così il “Castello della Pieve”, antico nome della città. Il centro originario si ingrandisce per il progressivo impaludamento della Valdichiana: la popolazione della valle tende a salire in alto. Castel della Pieve si sviluppa anche per essere situata lungo la Via dell’Alpe di Serra, che da Forlì sulla Via Emilia, raggiunge Montefiascone sulla Via Cassia. Inoltre la città è collegata da numerosi percorsi alla Via Francigena, strada di scambi internazionali, situata ad occidente a circa 30 km di distanza.


Fin dal 1188 Castel della Pieve è sottoposta al dominio di Perugia, particolarmente interessata al controllo sui territori agricoli del “Chiugi” (tra il lago di Chiusi e il Trasimeno) e alla difesa dei propri confini con la nemica Repubblica di Siena. La borghesia cittadina dedita principalmente alla lavorazione del laterizio e di un tessuto particolarmente pregiato, il “panno cremisi”, si ribella continuamente aspirando alle libertà comunali. Al guelfismo di Perugia si opporrà così il pervicace ghibellinismo di Castel della Pieve che porterà, sotto la protezione di Federico Il di Svevia, all’istituzione del libero Comune a partire dal 1228, anno in cui l’esercito imperiale e quello senese irrompono in Valdichiana contro le città guelfe di Orvieto e Perugia.


È di questo periodo la definitiva conformazione urbanistica pervenutaci pressochè intatta fino ai giorni nostri. La maglia urbana evidenzia soluzioni tipiche della prima civiltà comunale (prima metà del sec. XIII): le strade larghe e in curva evidenziano la presenza della classe dei cavalieri che andavano alla guerra con il cavallo; le strade a ridosso, più strette e ad andamento frammentato, indicano invece la classe dei pedoni, contadini inurbati che andavano alla guerra a piedi e usavano l’arco e la balestra. Così, nello scontro tra le due classi, i cavalieri potevano sfuggire al tiro dei pedoni tramite la curvatura delle strade; invece i pedoni si difendevano tramite la struttura dei vicoli, impenetrabili al cavallo. Questa pianificazione era già terminata nel 1250, anno di morte di Federico II.
Non è quindi forse un caso che la forma urbana assomigli ad un’aquila, simbolo dell’Imperatore, che avanza minacciosa verso Roma. Curiosamente le tre parti dell’“aquila” coincidono con i tre Terzieri, suddivisioni amministrative della città, che a loro volta alludono alle tre classi sociali: alla testa corrisponde il Terziere Castello o classe dei cavalieri; alla pancia, il Terziere Borgo Dentro o borghesia; all’ala-coda, il Terziere Casalino o classe dei pedoni. Nel 1250 Perugia risottometteva Castel della Pieve costringendola a fornire tanto mattone da lastricare la Piazza Pubblica della città dominante. A partire da questa data Perugia impedirà la futura espansione di una città così ribelle. Per le suddette motivazioni di carattere politico e non solo geografico, Castel della Pieve si modella nell’uso dei materiali (laterizio) e nella struttura urbana, su Siena, la grande potenza filoimperiale dell’Italia Centrale in conflitto con Perugia. Tra la fine del sec. XII e la prima metà del sec. XIV all’interno della cinta muraria sorgono numerosi edifici: la nuova Pieve con primi accenni di stile gotico, la Torre Civica ispirata a modelli del romanico lombardo, il Palazzo dei Priori, la Torre del Vescovo e la poderosa Rocca perugina, progettata nel 1326 dagli architetti senesi Lorenzo e Ambrogio Maitani, uno degli esempi di edilizia militare più rilevanti dell’Umbria.

Fuori le mura, a partire dalla metà del sec. XIII, si collocano gli insediamenti degli Ordini Monastici: Sant’Agostino, San Francesco, Santa Maria dei Servi, Santa Lucia. Numerose le opere pittoriche di Scuola senese, tra tutte, il gotico affresco raffigurante “La Crocifissione” di Jacopo di Mino del Pellicciaio, seguace di Ambrogio e Pietro Lorenzetti e di Simone Martini, situato nella parete di fondo dell’Oratorio di San Bartolomeo, adiacente all’insediamento dei Francescani Conventuali dove probabilmente alloggiò il Papa francese Martino IV, presente a Castel della Pieve con la sua corte tra il giugno e l’ottobre del 1284. Castel della Pieve, costantemente antiperugina e antipapale, si allea nel 1375 (Lega della Libertà) con i Visconti di Milano e la Repubblica di Firenze tanto da ricevere nel 1403 l’interdetto di Bonifacio IX. Nel sec. XV si susseguono nel dominio della città Capitani di Ventura quali Braccio Fortebraccio da Montone e Biordo Michelotti.


Si avvicendano interminabili contese con le Comunità limitrofe per le confinazioni e i pascoli sulle Chiane, co- me anche ribellioni a Perugia per continue imposizioni di tasse. La tensione è tale che nel 1464 Perugia proibisce le insegne e le vesti che indicano le fazioni. Una tregua si otterrà nel 1488, quando i commercianti pievesi potranno vendere i propri tessuti nella città dominante. Sullo scorcio del sec. XV si afferma la Signoria dei Bandini, famiglia al servizio delle armate della Repubblica di Firenze e della Serenissima, che si costruisce una residenza in eleganti forme rinascimentali. Nel 1497, dopo un’annosa guerra con Orvieto, Bandino Bandini ottiene il possesso di Salci e Fabro.

Intorno alla metà del sec. XV nasce Pietro Vannucci detto “Il Perugino”, che lascerà numerose testimonianze della sua arte in patria a partire dalla celebre “Adorazione dei Magi” del 1504 dell’Oratorio di Santa Maria dei Bianchi. Si segnalano inoltre le pregevoli opere pittoriche di ambiente peruginesco ascrivibili a Giannicola di Paolo e a Domenico di Paride Alfani presenti nella Cattedrale e a San Francesco. Fatti drammatici si susseguono nel sec. XVI. Nel 1503 il Valentino, presente lo stesso Machiavelli, faceva strangolare nella Rocca Paolo Orsini e Francesco di Gravina, mettendo a ferro e fuoco la città.

Nel 1525 Castel della Pieve è l’epicentro di una sanguinosa rivolta contadina contro Perugia.

Nel 1527, l’anno del “Sacco di Roma”, le truppe francesi inviate in soccorso di Papa Clemente VII assalgono la città in quanto filoimperiale, abbandonandosi a stragi e devastazioni.

Nel 1529 Clemente VII de’ Medici toglie definitivamente Castel della Pieve dalla Legazione di Perugia e la sottomette direttamente al potere centrale di Roma: vengono così eletti Governatori Perpetui di nomina papale che furono sempre Cardinali o nipoti di Pontefici.

Nel 1550 Giulio III del Monte eleva a Governatore il nipote Ascanio della Corgna, futuro Maestro di Campo delle armate papali contro i Turchi nella Battaglia di Lepanto. La presenza dei della Corgna determina l’arrivo di numerosi artisti impegnati soprattutto nella costruzione e nella decorazione del grandioso palazzo: l’architetto perugino Galeazzo Alessi, i pittori toscani Salvio Savini e Nicolò Circignani detto “Il Poma- rancio” (opere in Cattedrale e a Sant’Agostino). A questo cantiere si affiancava quello per la trasformazione dell’antica Pieve in Collegiata, che nell’anno 1600 riceveva il titolo di Cattedrale. Infatti in quell’anno Castel della Pieve veniva elevata da Clemente VIII Aldobrandini a Città e a sede di Diocesi, separandola così dall’amministrazione religiosa del Vescovo di Chiusi alla quale fino allora era appartenuta. Da quel momento il nuovo nome sarà Città della Pieve. L’avvenimento si inseriva nel quadro dei rapporti di buon vicinato tra Stato della Chiesa e Granducato di Toscana, interessati alla regolamentazione dei confini e al prosciugamento della Valdichiana.

 

A dimostrazione di quanto sopra, tra il 1571 e i1 1588, il Governatore della città sarà il Cardinale Ferdinando de’ Medici, futuro Granduca di Toscana.

Nel 1568 Papa Pio V istituiva il Ducato di Salci, centro del territorio pievese situato in direzione di Fabro, affidandolo a Lucrezia Bandini. Alla morte di quest’ultima subentravano Michele Bonelli ed il fratello, il Cardinale Alessandrino.

Nel 1569 venivano fondati il Monte di Pietà ed il Monte Frumentario. Intorno al 1568 nasceva da Nicolò Circignani, Antonio, anche lui soprannominato “Il Pomarancio”, che lascerà numerose opere nella sua patria (in Cattedrale, a San Francesco, nella Sagrestia di Santa Maria dei Bianchi). Tra i sec. XVI e XVII si annovera la presenza di altri artisti, quali il pittore perugino Alessandro Brunelli, i pittori orvietani Cesare Nebbia e Ferdinando Sermei. Da quest’ultimo nasceva nel 1579 Cesare Sermei, che operò soprattutto ad Assisi.

Anche sotto il profilo letterario la città era un centro di una certa importanza: nasceva infatti nel 1609 Francesco Melosio, famoso per le sue liriche burlesche e per le sue tragedie, animatore del circolo culturale di Cristina di Svezia a Roma.

Nel 1643, durante la Guerra Barberina, la città subì l’aggressione dell’esercito toscano con conseguenti gravi devastazioni. Particolarmente intenso l’intervento architettonico nel sec. XVIII, originale interpre- tazione del tardo barocco romano, grazie a parziali lavori di bonifica della valle tra il 1733 e il 1736, seguiti alla grave inondazione del 1729: Palazzo Laval della Fargna, Sant’Anna degli Scolopi, Santa Lucia, Cam- panili della Cattedrale e di Sant’Agostino.

Nel 1780 veniva siglato presso il Convento di Sant’Agostino il “Concordato Idraulico” tra Papa Pio VI e Pietro Leopoldo I Granduca di Toscana per la definitiva bonifica della Valdichiana. La città diventava il centro dei lavori dello Stato della Chiesa sulla Chiana Romana con l’insediamento della Prefettura delle Acque. Durante la dominazione francese (1808-1814) Città della Pieve è Capoluogo di Cantone, favorita anche dal fatto che il Vescovo Filippo Angelico Becchetti si dimostrò apertamente filonapoleonico. Con l’Unità d’Italia la città è Capoluogo di Mandamento all’interno del Circondario di Orvieto fino al 1927, quando furono istituite le Province di Perugia e di Terni.

Nel sec. XIX nascevano a Città della Pieve due insigni studiosi: Antonio Verri (1839-1925), geologo e ingegnere idraulico e Icilio Vanni (1855-1903), filosofo e sociologo di cultura liberale e positivista. La prima fase di bonifica della valle (1780-1798) produsse numerosi interventi di gusto neoclassico ad opera dell’architetto ed ingegnere idraulico Andrea Vici, allievo del Vanvitelli: interni di Sant’Agostino, di San Francesco, di Santa Lucia, Palazzo Vescovile. Dopo la parentesi napoleonica, i lavori riprendevano intorno agli anni 1820. In questo momento l’architetto Giovanni Santini è il protagonista dei lavori di ammodernamento della città: Teatro degli Avvaloranti, Palazzo Giorgi Taccini, Palazzo Cartoni di Piazza, Campanile di Santa Maria dei Servi.


Si interveniva anche nelle comunicazioni stradali: tra il 1820 e il 1838 veniva costruita la strada per Perugia; tra il 1828 e il 1834, la strada da Chiusi a Orvieto via Città della Pieve, allora denominata “Cassia orvietana”. Si rimodernavano le porte e la pavimentazione delle strade, lavori questi che si protrarranno fin verso gli anni dell’Unità d’Italia e che facevano di Città della Pieve la scenografica entrata nello Stato della Chiesa provenendo dal Granducato di Toscana. La città si meritò così nel 1857 la visita di Pio IX, l’ultimo Papa-Re. Con queste opere architettoniche il Centro Storico di Città della Pieve assumeva quel particolare fascino dovuto al fatto che in una struttura urbana sostanzialmente medioevale si inserivano con originalità e decoro interventi successivi di carattere rinascimentale, manierista, barocco, rococò, neoclassico, dimostrando la vitalità della città fino alla soglia dei giorni nostri.

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